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  • Simone Ferrari D.O.

Il 3º fattore che influenza il microbiota intestinale è DOVE VIVIAMO

L’ambiente in cui viviamo costituisce il terreno in cui ognuno di noi affonda le proprie radici ed è probabilmente uno dei fattori più determinanti per quanto riguarda le differenze interculturali della salute e della composizione del microbiota.



Ad esempio, i batteri del microbiota sono coinvolti nel metabolismo di molte sostanze chimiche ambientali attraverso differenti enzimi, ma queste sostanze chimiche sono in grado di modulare la composizione del microbiota intestinale stesso, con effetti sul cervello e sul comportamento, interferendo direttamente sull’asse cervello-intestino-microbiota.


Tra le sostanze chimiche più dannose troviamo il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, così come il bisfenolo A, ampiamente utilizzato nella produzione di contenitori di plastica. Queste sostanze interferiscono moltissimo con la fisiologia dell’asse cervello-intestino e con l’attività del sistema endocrino, determinando gravi alterazioni e possibili altrettanto gravi patologie.


Non dimentichiamo i metalli pesanti presenti ormai ovunque nell’acqua, nell’aria e nel cibo, oltre che in tutti i prodotti cosmetici che utilizziamo quotidianamente, e che sono sostanze tossiche, altamente cancerogene e fortemente interferenti con i sistemi immunitario ed endocrino, alterando direttamente la composizione del microbiota intestinale.

L’esposizione cronica a queste sostanze favorisce l’insorgenza delle allergie, delle gravi intolleranze al nichel, della cosiddetta “gluten sensitivity” e della sindrome depressiva maggiore con forti impatti sull’unità mente e corpo.


Fonte: "cervello intestino: un legame indissolubile"- Dott. Stefano Manera

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