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  • Simone Ferrari D.O.

Il nostro intestino (e di conseguenza la nostra salute) è influenzato da come pensiamo

Spesso sentiamo dire che i pensieri posso essere tossici, che generano forme e sono senza dubbio in grado di provocare stress.

Del resto, così come noi siamo quello che mangiamo, è vero che siamo anche quello che pensiamo.



Vivere costantemente assorti in preoccupazioni, oppure con rancore o rimuginando cattivi pensieri attivano l’asse mente-corpo e quindi l’asse cervello-intestino, producendo effetti nocivi anche a distanza.


Dobbiamo distinguere tra “eurostress” (lo stress cosiddetto buono, quello che ci fa agire) e “distress” (quello che ci fa male, che ci fa ammalare). Ogni stressor, per definizione, perturba l’omeostasi dell’organismo e richiama immediatamente reazioni regolative neuropsichiche, emotive, locomotorie, ormonali e immunologiche.


Lo stress mette in moto immediatamente meccanismi che hanno la funzione di permettere la sopravvivenza dell’organismo.

Ci sono alcuni tipi di stress puramente fisiologici come il rilascio di cortisolo che ci permette ogni mattina di alzarci dal letto. Fisiologicamente, una volta svolto il loro compito, il corpo si autoregola per ripristinare la normale omeostasi. Tuttavia, quando uno “stressor” perdura nel tempo, oppure quando questo equilibrio non viene recuperato, allora si verifica l’attivazione cronica con conseguente disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e aumento del rischio di malattie ad esso correlate, come ad esempio disturbi d’ansia, depressione ma anche patologie cardiovascolari, autoimmuni e cancro.


Oggi abbiamo a disposizione moltissimi studi che dimostrano come lo stress, sia acuto che cronico, determini variazioni del microbiota intestinale con notevoli ripercussioni in ambito clinico. Ad esempio, lo stress cronico, concomitante con un aumento del cortisolo circolante, può indurre un aumento del Helicobacter pylori nella mucosa gastrica e conseguente gastrite


Un aspetto che non deve assolutamente essere trascurato è che lo stress vissuto dalla madre durante la gravidanza può favorire un profilo del microbiota fecale diverso, il tutto con significative conseguenze che si poddono ripercuotere sulla prole. Il microbiota materno influenza il microbiota del bambino e si correla con l’iperreattività dell’asse HPA, concorrendo a possibili disfunzioni neurocognitivi o alterazioni comportamentali nei primi anni di vita.


È quindi ormai chiaro che molti fattori con cui entriamo in contatto quotidianamente possono avere un impatto significativo sul nostro asse cervello-intestino; alcuni di questi fattori possono essere subdoli, ma reversibili, come le abitudini alimentari, oppure duraturi e fortemente impattanti come le eredità congenite, le modalità del parto o dell’allattamento nei primi mesi di vita del bambino


In queste righe troviamo un altro esempio che ci dimostra come cause apparentemente scollegate possano influenzare anche a distanza altre strutture. I pensieri influenzare l’intestino e l’intestino influenzare a sua volta la colonna vertebrale, portandoci dolori cronici. O anche altri problemi come nausee, spossatezza, dolori cervicali. La lista è lunga.


Prendersi cura del proprio corpo è il primo passo per mantenere un buono stato di salute

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