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  • Simone Ferrari D.O.

Alimentazione e come mangiamo

La dieta ha dimostrato di essere uno dei fattori più critici nei confronti della modulazione della composizione del microbiota intestinale. Ad esempio, un cambiamento di alimentazione da una dieta vegetariana a una onnivora, determina cambiamenti sostanziali nella composizione del microbiota già nelle prime 24 ore.



I cambiamenti del nostro stile di vita e la diffusione dei cibi industriali hanno avuto un importantissimo impatto sulla nostra dieta. I nuovi stili alimentari, così come l’uso smodato di cibi industriali e raffinati, gli allevamenti in batteria e l’utilizzo di farmaci e pesticidi, oltre ad influenzare il microbiota, è possibile che stiano inducendo importanti cambiamenti nella funzione cerebrale generale e nella sfera emotiva.


Facciamo qualche esempio dei più comuni stili alimentari e di come influenzano il nostro intestino:


  • dieta occidentale —> basata sostanzialmente su cibi industriali e raffinati, cioè è molto ricca di zuccheri, sale e grassi e sappiamo che è implicata nell’insorgenza di disturbi metabolici e patologie associate.

Coloro che seguono questo tipo di dieta hanno mostrato un profilo del microbiota molto simile a quello dei soggetti obesi, con un regime alimentare ricco di grassi e composta esclusivamente da alimenti di origine animale, compresi carne e formaggio, che altera profondamente lo status intestinale.


  • dieta mediterranea —> quella vera basata su cereali integrali, semi oleosi, legumi, verdura e frutta, con un introito proteico basato su carni magre come pollame e pesce, può ridurre drasticamente l’incidenza dei disturbi neurodegenerativi, psichiatrici, del cancro e delle malattie cardiovascolari, grazie al suo forte potenziale antinfiammatorio.

Gli studi scientifici dimostrano che questo regime alimentare nutre e mantiene in maniera corretta il microbiota.


Le diete attuali sono spesso sbilanciate perchè troppo abbondanti di carboidrati e questo è un fattore che incide negativamente sulla salute. È stato dimostrato che una dieta ricca di zuccheri aumenta significativamente l’abbondanza di bifidobatteri, i quali sono associati alla sindrome infiammatoria cronica intestinale, a disturbi metabolico e a verie condizioni psichiatriche.

Al contrario le diete attuali sono invece carenti spesso di proteine, mattoni fondamentali per la sintesi dei neurotrasmettitori e per la salute del cervello e possono essere di origine vegetale o animale.

Una dieta proteica ricca di fibre vegetali è associata all’aumento di batteri “buoni” e altre sostanze con effetti antinfiammatori e fondamentali per il mantenimento dell’integrità della mucosa intestinale.


Le diete ricche di grassi saturi, derivanti in particolare da fonti animali, formaggi e latticini, sono invece assocate a un’elevata incidenza di malattie cardiovascolari.

Dal lato opposto troviamo i grassi insaturi che mostrano al contrario effetti benefici sulla salute. Li troviamo principalmente negli oli vegetali, semi oleosi (es. noci, mandorle, nocciole ecc.), avocado, salmone.


Quello di cui abbiamo parlato oggi è materia del nutrizionista e delle figure che si occupano di questo ramo.

L’osteopata, come già abbiamo detto, se sospetta problematiche alimentari che possono influenzare il microbiota intestinale, invierà il paziente dal nutrizionista, svolgendo successivamente un lavoro di supporto alla dieta, grazie alla manipolazione viscerale per ridurre le tensioni.


Fonte: "cervello intestino: un legame indissolubile"- Dott. Stefano Manera

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